San Salvo in marcia

San Salvo in marcia.
Dalla marcia dei sindaci a quella della pace

La marcia dei sindaci.

La notizia ha fatto il giro del web ed il giro di numerosi TG a diffusione nazionale e satellitare: a San Salvo alcuni sindaci hanno sfilato contro il previsto arrivo di cinquanta migranti che fuggono dalle persecuzioni etniche e politiche dell’Africa subsahariana.

Prima di tutto la cronaca.

La marcia di protesta era stata annunciata in pompa magna da diverse settimane, dall’annuncio dell’iniziativa moltissimi attivisti avevano dato il loro assenso a partecipare ma, come sempre più spesso accade in quelle latitudini, tutto fumo e niente arrosto. Pochi sindaci, la minoranza del territorio, pochi attivisti, perlopiù parenti ed amici stretti degli amministratori, pochi curiosi, molta stampa ed il numero giusto, visti i numeri (scusate il gioco di parole), di forze dell’ordine.

La confusione dei partecipanti

Oltre la fredda ma necessaria cronaca vediamo i contenuti. Dalle numerose interviste fatte ad emittenti locali e nazionali, emerge che i partecipanti si sono ritrovati in questa “scampagnata urbana” per una serie di motivi diversi. Chi è venuto per denunciare i danni economici che i cinquanta migranti potrebbero arrecare al territorio, denuncia di rappresentanti di comuni, privi di migranti, affetti da spopolamento cronico sia di imprese artigiane che di popolazione. Chi si è unito alla marcia per tutelare la sicurezza di un territorio già indaffarato a contrastare infiltrazioni mafiose, camorristiche, spaccio di droga, prostituzione e diffusa microcriminalità. Chi è venuto per protestare contro il governo ma, avendo già il costume e l’infradito, era obiettivamente impossibilitato a raggiungere in giornata i palazzi della capitale. Chi è venuto per la birra e la porchetta che alla fine non sono stati distribuiti. Chi è venuto perché c’era la televisione, chi è venuto perché chiamato e chi semplicemente per vedere l’effetto che fa. Insomma una passeggiata di singoli pensatori senza una meta comune.

La marcia sul web

Diversamente è andata sul web. Nei social network, Facebook su tutti, i partecipanti alla marcia si contano a centinaia, forse anche migliaia. Hanno tutti le idee chiare, si dichiarano tutti di destra (qualcuno più ardito, alla faccia di Fiano e della Costituzione, ha pure il coraggio di definirsi fascista) e sono tutti d’accordo nel dimostrare la validità delle loro tesi sventolando il risultato delle ultime elezioni amministrative. E pensare che il non ideologizzare la campagna elettorale aveva avuto il suo discreto fascino su ex compagni e democratici.

La marcia vera

Ora una provocazione nasce da questo blog. Vista la passeggiata dei sindaci e viste le dichiarazioni sul web degli amici dei sindaci, perché boicottare la futura marcia della pace e lasciare che tanta incoerenza si appropri di uno spazio così simbolico ed importante? La proposta è di una marcia della pace che resti nella storia di questo territorio. Una marcia dove far confluire tutti i migranti del territorio, tutti i sindaci rispettosi delle istituzioni e dei principi fondanti della nostra Costituzione, tutti i cittadini e le associazioni che non intendono assuefarsi ad un modello di società reale che banalizzi la deprecabile disumanità vomitata sui social network.

Reagiamo con una sinfonia di idee a questa ottusa e non più tollerabile monotonia. Organizziamo una marcia colorata, festante, allegra e soprattutto umana.

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